La piazza è un sorriso
e sul palco lo spazio commosso
sempre più stretto
per chi è testimone e presenza
la banda con adolescenti al clarino
e il maestro dirige con giri rotondi di mano
come il sarto qual’è
i fiori orgoglio di primavera nei campi
intorno
al cimitero colmato in una notte lontana
la lapide lunga un eccidio
le croci di pietra
consunta da muschio ingiallito
nomi di donne e uomini e bambini
mai vecchi da sessantatreanni
liberati morti prima degli altri
il paese raccolse quel sangue
come grido nell’aia dei balli
bevendo il vino risorto dalle tristi cantine.
A quel giorno di aprile mai uguale
Iride dava il suo cuore liberato alla festa
rimasta sedicenne staffetta con gambe veloci
e occhi di civetta nel buio
nel racconto e nel sogno mai smesso.
L’inverno è stato mite e a natale
senza neve trascorso,
Iride dolcemente è andata via.
Quest’anno non c’era
Iride la rossa con la sua bandiera