21 novembre 2007
Scarso il respiro e la vista
come un’ombra di ombre
vicino ad un fuoco ormai spento,
così scorre il crepuscolo
della donna tzigana consunta
da una inguaribile età
gelata nel suo cuore nomade come un ogggetto del tempo.
Il suo continuo sonno confuso
tra scialli e gonne brillanti
maschera i giorni e le notti in visioni
di carovane e cavalli e spazi di infinito orizzonte
dove passano danze e violini
e fuochi e canti di malinconie e perdizioni
e dolori e abbandoni
di nati e di morte.
Un segnato sorriso
sul viso
di terra e di ferro battuto
compare come un saluto
al giovane zingaro amato
che dà senso ancora
a tutto il suo tempo vissuto.
Ricorda e aspetta il giorno
del passaggio della carovana
per il viaggio senza ritorno.