27 marzo 2009
« “Vanda come Venezia!”
Ogni volta che dice il suo nome è sempre la stessa frase che completa spesso così:”Non come Wstalin,che c’è scritto sul muro,veh!”.
La scritta piccola e incerta era sul muro del recinto che isola il giardino dal mondo dal quale era stata portata via dalla solitudine e dalle pene.
Vanda vaga nel tempo della sua vicenda di giovane donna sconvolta da violenze e lutti della guerra e non è andata dietro allo scorrere dei decenni attraverso i quali è passata con il suo tenero turbamento di pensieri. Candida di capelli e di una vecchiaia non riconosciuta,è rimasta la maestra elementare della scuola di montagna alla quale i bambini e le bambine arrivavano attraversando boschi e campi dalle case contadine sparse sul crinale.
Gli scolari raggiungevano la stanza delle lezioni accanto alla canonica,una antica stalla,con tre pezzi di carbone per mantenere acceso un braciere che liberava un po’ di caldo.
Tutti insieme,cinque classi e qualche ripetente. Ogni tanto qualcuno usciva per controllare dove era il compagno che ,soprattutto i più piccoli,aveva a fianco durante il viaggio:una capra,una pecora,un cane.
Vanda racconta questo mondo al presente,come vita sua di ogni giorno. E ha i suoi scolari. Bamboline di stoffa,tagliate semplicemente come due T sovrapposte,un cerchio di panno doppio per la testa,sul quale disegna due tratti orizzontali e in mezzo una verticale con gesso da sarti ,imbottite di carta o erba secca,cucite a punti minuti con grande cura.
Collane con anellini di pasta che la cuoca le dona,e corpetti e gonnelline con carta di caramelle e stagnola;quella dell’uovo di pasqua la fornisce per molto tempo. Sistema le sagome sul letto e quando è bel tempo anche su una panca in giardino a secondo della classe,e va avanti con lezioni e spiegazioni, interroga e si risponde,corregge e vezzeggia i più piccoli e ripete un infinito alfabeto di nostalgie.
A volte con l’indice severo redarguisce i più discoli e manda dietro la lavagna (sotto il cuscino o sotto la panca) chi va punito e segna sul nome crocette e crocette nell’aria. In alcune giornate a un certo punto chiude le lezioni e promuove gli scolari spostando le bamboline da una classe all’altra e dà ai ripetenti l’ultimo posto dello schieramento. Procede così fino a quando canta din-din-din e la campanella libera tutti.
Alla sera mette gli scolari a riposo nella scatola di cartone sul soffice letto di ritagli, fili e carte della sua sartoria.
Tranne una. E’ di velluto blu,con la testa di panno bianco,tracciato di gesso azzurro per gli occhi e il naso come le altre e in più un cerchio per le labbra. Ha fissate due piccole gocce di vetro sotto la rima del segno delle palpebre
Come lacrime verdi. Vanda la adagia vicino al pallore stanco del suo viso e con voce sottile come la sua mente leggera,sospira e la conforta:
“Le ochette del pantano vanno piano,piano,piano una dietro e l’altra avanti tutte in fila come fanti. Una si pettina,l’altra balbetta…..”
Arriva il sonno per Vanda e la bambolina sembra aspettare a bocca aperta la fine della storia e intanto, sfuocata la luce nella camerata le sue lacrime colorate si spegnono.



